L’origine
dello studio
dei cieli, non importa come vogliamo chiamarlo - astrologia o astronomia,
in quanto anticamente non erano separate - ha origini antichissime e
viene attribuita fondamentalmente a due civiltà: quella sviluppatasi
nel sub-continente indiano di origini Vediche e pre-Vediche e quella
sviluppatasi nel vicino oriente di origini Caldee ed Egizie.
Entrambe giunsero ad una conoscenza incredibilmente precisa del cielo,
se consideriamo i limitati strumenti a loro disposizione. Era un’arte
ed una scienza riservata alla casta dei sacerdoti che per secoli, forse
millenni, hanno osservato il cielo notturno registrando tutto ciò
che vedevano.
La tradizione Vedica indiana ha origini che si perdono nella notte dei
tempi; il suo sistema si basa sui cicli lunari, i più immediati
da definire ed osservare, suddivide il cielo in 27 costellazioni che
corrispondono ciascuna allo spostamento lunare in un giorno solare –
essendo il ciclo lunare di 27 giorni ed 8 ore. Ancora oggi attribuisce
alla Luna un valore preminente.
La tradizione Caldea e poi Egiziana, pur mantenendo in uso un calendario
lunare per le attività agricole, sviluppò un sistema basato
sul ciclo solare. Osservando il cielo all’alba o al tramonto,
gli astrologi-astronomi avevano notato che le stelle più luminose
erano visibili fino a mezz’ora prima o dopo la luce del giorno.
Prendendo nota di quando Sirio si levava vicino al Sole (levata eliaca)
e calcolando il numero di giorni che intercorrevano tra due levate eliache
successive crearono un calendario di 365 giorni diviso in 12 mesi di
trenta giorni con cinque giorni di correzione dedicati a cerimonie e
celebrazioni. Inoltre, osservando i gruppi di stelle che apparivano
ad est dopo il tramonto, hanno dato origine alla mappa di Costellazioni,
ancora usate a tutt’oggi sia in astronomia che in astrologia.
Per definire con precisione le dodici porzioni di cielo delle quali
ciascuna Costellazione é, come dire, l’etichetta, si scelsero
due stelle: Aldebaran del Toro ed Antares dello Scorpione, in quanto
perfettamente opposte nella volta celeste, quando l’una sorge,
l’altra tramonta. Aldebaran ed Antares, definite stelle fiduciarie,
sono entrambe poste a 15 gradi dei rispettivi Segni-Costellazioni rendendo
così possibile tracciare la suddivisione della volta celeste
in dodici porzioni eguali relative alle Costellazioni dello Zodiaco.
La tradizione Vedica usa attualmente come stella fiduciaria Spica della
Vergine (30 gradi Virgo).
La differenza tra i due sistemi e’ comunque inferiore al grado.
La cosa che accomuna le due tradizioni dunque è che entrambe
fanno riferimento alla posizione reale delle stelle in cielo (Costellazioni)
nel definire i transiti del Sole, della Luna e dei pianeti visibili;
ovvero usano un sistema siderale o stellare, che è stato mantenuto
fino ai giorni nostri.
Ciò che ancora sorprende per la precisione delle loro osservazioni
e’ la conoscenza del fenomeno della precessione degli equinozi.
Due parole sono necessarie per spiegare questo fenomeno.
La Terra e gli altri pianeti del sistema solare ruotano attorno al Sole
su un unico piano, sul quale le loro orbite appaiono concentriche, detto
piano dell’eclittica (Plutone segue invece un’orbita leggermente
inclinata).

Le
Costellazioni che appaiono sulla fascia di cielo corrispondente al prolungamento
ideale del piano dell’eclittica vennero definite sin dall’antichità
come Costellazioni dello Zodiaco; osservando il movimento della Luna
e dei pianeti di notte essi ci appaiono attraversare le Costellazioni
della fascia dello Zodiaco. Da sempre le Costellazioni dello Zodiaco
hanno costituito la mappa per definire il movimento dei corpi celesti.

L’asse della terra, si sa, è inclinato rispetto il piano
dell’eclittica di circa 23 gradi, ciò produce l’alternarsi
delle stagioni; fenomeno meno conosciuto invece è il fatto che
lo stesso asse ruota su se stesso, in una sorta movimento conico, in
tempi relativamente lunghi: ai giorni nostri il prolungamento ideale
del polo nord è puntato verso la stella Polare, tra circa 13.000
anni punterà verso Vega e dopo ancora circa 13.000 anni di nuovo
verso la stella Polare. In realtà impiega 25.800 anni a compiere
una rotazione completa.
Il risultato più immediato è che il punto di equinozio
rispetto le stelle fisse si sposta di un grado ogni 72 anni circa, impiegando
2.150 anni ad attraversare un segno, da qui le Ere astrologiche; i Veda
elaborarono i Grandi Cicli dell’umanità - Yuga –
su questa stessa base.
Questo fenomeno era ben conosciuto dalle antiche tradizioni in cui astronomia
ed astrologia erano un unica ricerca di comprensione del legame esistente
tra la volta celeste e la vita sul nostro pianeta.
Così era almeno fino a quando i Greci cominciarono ad apprendere
la conoscenza dei cieli dagli Egiziani. Euctemone, Atene V sec. a.C.,
fu il primo ad elaborare un calendario basato su equinozi e solstizi,
detto tropicale; il suo lavoro fu ripreso da Hipparco II sec. a.C. che
elaborò il primo Zodiaco non riferito alle stelle fisse, bensì
al punto di equinozio (Punto Vernale)
Nel II sec d.C. Tolomeo perfezionò il lavoro definendo il solstizio
di primavera con l’ingresso del Sole nella costellazione dell’Ariete…
come correttamente avveniva alla sua epoca, eccedendo però (se
mi permettete l’espressione) nel volerlo fisso per l’eternità!
Da qui la discrepanza che si è formata col passare dei secoli
fino ai giorni nostri; il 21 marzo quest’anno il Sole in verità
non sarà a 0° Ariete bensì a 5°37’ Pesci!
A questo punto viene spontaneo chiedersi: Ma allora sotto che Segno
sono nato? E quando si legge che Giove entra in un certo Segno è
ciò che posso veramente osservare in cielo?
Prima
di procedere sento il bisogno di fare una tardiva premessa: per più
di vent’anni ho utilizzato il metodo tropicale, come d’altronde
tutti gli astrologi occidentali; in India, ove ho vissuto per 12 anni
e ove ho praticato astrologia, quando ho cominciato ad osservare il
cielo notturno dalla terrazza della mia casa a Puna non ho potuto non
riconoscere la realtà celeste, così come appariva ai miei
occhi, al di là di quella simbolica che usavo in astrologia.
Dopo un periodo di smarrimento “astrologico” ho cominciato
ad utilizzare entrambi i metodi tropicale e siderale.
Pur comprendendo la difficoltà di un cambiamento così
radicale, ciò che posso consigliare ai colleghi astrologi è
di verificare nella pratica l’uso di entrambi sistemi prima di
scagliare qualche pietra!
Più in generale è giusto ricordare che il sistema delle
case e le relative posizioni dei pianeti nelle stesse rimane invariato;
altrettanto dicasi per gli aspetti tra pianeti. Pure per i transiti
le cose non cambiano, quindi le dinamiche di previsione non cambiano
di molto.
Ma allora cosa cambia? La fascia zodiacale scivola indietro di quasi
un segno… ma non solo…
A causa della confusione indotta e mai chiarita tra Costellazione (siderale-astronomico)
e Segno (tropicale-simbolico) l’astrologia ha perso la reale connessione
con la volta celeste ed ha avviato un processo di razionalizzazione
del linguaggio simbolico astrologico riferendolo ad un cielo anch’esso
simbolico, in una dimensione puramente astratta e facile alle tentazioni
della speculazione intellettuale; per contro il sistema siderale utilizza
la stessa base di linguaggio simbolico riferendolo al cielo astronomico
e trovando in questa unità col reale una immediatezza ed una
semplicità sorprendente. In altre parole riportando alla verità
del cielo la carta di nascita, si avvia un processo di chiarificazione
e di liberazione da sovrastrutture del metodo astrologico.
Mi sento di poter dire che quando in un sistema si introduce anche una
sola goccia di verità pian piano questa lo purifica completamente.
Il secondo regalo dell’astrologia siderale (il primo, l’avrete
compreso, è la ri-unione col cielo) è che si gioca un
divertente scherzetto all’identità della persona; è
infatti insospettabile la profondità di identificazione col proprio
segno astrologico.
Mi ricordo di una persona che dopo aver premesso che l’astrologia
è una ca**ata, disse che era del Segno del Leone… non ho
resistito e gli ho chiesto in che giorno era nato e quindi gli ho fatto
capire che in realtà il suo Sole era in Cancro. Non l’avessi
mai detto: l’astrologia sarà pure una cazzata, ma lui rimaneva
del Segno del Leone… in questo momento mi par di sentire molti
Leoni attraversati da un dubbio.
Mi ricordo però anche una amica pittrice che per tutta la vita
si era sentita dire che, avendo uno stellium (più pianeti congiunti)
in Ariete, doveva certamente essere persona dinamica e buon condottiero
e che finalmente nella carta siderale si ritrova con lo stesso stellium
in Pesci, così che la sua sensibilità emotiva e creatività
veniva certamente meglio descritta; tanti sono i casi di persone che
si sono portate per una vita un etichetta astrologica che poco aveva
a che fare con le loro tendenze naturali.
Il regalo successivo, più che una caratteristica intrinseca del
metodo siderale lo definirei una rinnovata visione dell’astrologia
in generale - cresciuta comunque anche col metodo siderale - è
la liberazione dall’idea di ESSERE IL SEGNO.
Cercando di sintetizzare, visto il limitato spazio:
La coscienza, non relativa e non dualistica, puo' esprimersi solo attraverso
il gioco di forme e colori nell' impermanenza dei fenomeni. O meglio
ancora, citando la magnifica sintesi espressa al riguardo da Osho (1):
“Il significato dell’astrologia è questo: tu non
sei, ma l’universo è. Il tuo ego non è, ma il cosmo
è”.
La nostra natura di pura consapevolezza (silente testimone) è
intoccata dal fluire degli eventi e dal costante stato di trasformazione
della realtà relativa, d’altro canto il nostro sistema
biologico corpo-mente è intrinsecamente parte dell’universo
relativo e con esso totalmente inter-dipendente. Un comune fraintendimento
è che il movimento dei corpi celesti sia, o che si debba dimostrare
che sia, con-causa dei fenomeni; in una rinnovata visione di non separazione
della realtà relativa, ipotesi accettata dalla fisica dei quanta
(2), gli eventi celesti sono parte stessa della realtà cosmica
tanto quanto gli eventi considerati.
Quindi ciò che si ricerca nella carta celeste sono le tendenze
caratteristiche del body-mind registrate nel particolare momento del
primo respiro, ovvero il set up del sistema come entità vitale
autonoma, così come rappresentate in una scala più ampia,
in un ordine superiore, nella volta celeste.
Questo meraviglioso sistema, che ci accompagna per tutta la vita ed
è veicolo delle nostre esperienze, è il filtro di interpretazione
dei fenomeni, portandoci ad viverli sulla base di schemi radicati nella
nostra costituzione di fondo, una sorta di sogno autoindotto.
Non si tratta più dunque di definire una identità bensì
di comprendere le tendenze naturali e le dinamiche di superamento delle
oscurazioni che esse producono.
Tornando
alla ricerca ed alla pratica astrologica, tanto ancora si potrebbe dire
ed alcune domande sono rimaste senza risposta, ma al momento preferisco
fermarmi con un augurio: che prima o poi la tradizione astrologica occidentale
sappia superare questa separazione dalle antiche radici e dal cielo
stesso (fatto che l’ha comprensibilmente relegata agli occhi della
scienza tra le arti di superstizione) perché alla fine dei conti,
diciamoci la verità, viviamo tutti sotto un unico cielo.
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(1)
Osho: Hidden Mysteries. Chapter 6
(2) Per una introduzione ad una visione quantistica della realtà:
“What the bleep do we know” - dvd - www.whatthebleep.com
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